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BUK CHE SCENDE PER STRADA

È vero, BUK e Book Pride si sono divisi lo stesso fine settimana. I numeri sono per Milano, però a Modena il libro è sceso per strada…

E niente: non riusciamo a seguire il mainstream neanche quando parliamo di editoria indipendente. Così, di fronte alla poco comprensibile concomitanza del BUK Festival di Modena con il Book Pride di Milano (entrambi programmati per l’ultimo fine settimana di marzo), abbiamo scelto di andare a curiosare tra gli espositori della manifestazione emiliana. Una scelta dettata in parte dall’affettuosa attenzione verso le città non metropolitane e in parte dalle ottime caramelle miele e zafferano a marchio BUK distribuite all’ingresso della fiera.
Non si è trattato di una manifestazione particolarmente densa, come si potrà immaginare: circa quaranta eventi in programma e una sessantina di espositori presenti. Numeri necessariamente lontani dall’ingorda Milano, dove gli eventi sono stati oltre 200 e gli espositori circa 150. Immaginando che non siano stati molti gli editori indipendenti in grado di presenziare contemporaneamente a entrambe le manifestazioni, si comprende bene il motivo per cui Modena ha visto una netta preponderanza di editori regionali (20 case editrici su 61 provenivano dalla stessa Emilia Romagna). A seguire gli editori provenienti dalle confinanti Lombardia e Toscana, insieme alla significativa e poco limitrofa compagine siciliana, probabilmente figlia del gemellaggio che dal 2014 lega il BUK a Catania e Taormina.

Ad ogni modo gli organizzatori hanno comunicato all’ANSA 25mila presenze, che non è mica poco. Anzi: il dato si avvicina alle 30mila dei passati Book Pride (il dato di quest’anno ancora non è stato comunicato) e in effetti ci sembra attendibile, considerando che la manifestazione è gratuita e la nuova location ha aiutato non poco. Piazzare una tensostruttura a forma di galleria con ingresso gratuito in mezzo al centro storico di Modena, già riempito da altri eventi concomitanti, è un po’ come fare pesca a strascico in una riserva marina. Ma questo è positivo, sia chiaro: è un modo efficace per avvicinare chi magari era uscito solo per mangiarsi una tigella e si pone la questione del libro indipendente con minor urgenza dei risultati dagli stadi. Che siano stati 5mila o 25mila, l’importante è che l’iniziativa abbia accolto molta gente distratta andandogli incontro per la strada. E che l’abbia suggestionata con un libro di qualsiasi genere, fosse anche con un libro per bambini (molto presenti in fiera), d’artista (splendide le opere proposte da Officina Typo) o persino un libroide. Così che il prossimo anno – magari scegliendo opportunamente la data – il BUK possa vantare una presenza editoriale ancora più forte, magari capace di presidiare altre piazze della città emiliana e accogliere ancora più visitatori.

L’importante è che non manchino le caramelle, sennò vado al Book Pride.

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