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IL RIVOLUZIONARIO (?) FLACOWSKI

Il curioso modello editoriale di Enrico Flaccovio per il publishing indipendente

FLACCOVIO VS FLACOWSKI – La storia editoriale di Enrico Flaccovio è iniziata molto prima che lui nascesse. Inizia a Palermo un paio di generazioni fa, con la cartolibreria del nonno e la casa editrice del prozio, per poi proseguire nel 1972 con la fondazione della casa editrice di famiglia (perché Palermo non è solo Sellerio), la Dario Flaccovio Editore, che da cinquant’anni pubblica quasi esclusivamente editoria tecnica. Enrico ci mette un po’ ad entrare in scena: la sua prima ambizione è lavorare nell’audiovisivo e – di conseguenza – a Milano, dove svolge un sacco di lavori diversi come il Chinaski di Bukowski.
Quindi il ritorno a casa e il lavoro nella casa editrice di famiglia, ma niente epilogo da figliol prodigo: dopo aver rivoluzionato l’immagine della Dario Flaccovio, Enrico si licenzia e fonda una casa editrice indipendente per lavorare con le mani libere: la Flacowksi (nome che immaginiamo essere un omaggio al citato autore di Factotum).
Fine della genesi.

UN MODELLO EDITORIALE ORIGINALE – Il meccanismo di Flacowski è riassunto nella home page del sito:

Non è selfpublishing. Non distribuisco i libri in libreria. Non è crowdfunding (anche se lo è) ma mi piace definirlo crowdblishing. Non chiedo partecipazione economica all’autore ma solo capacità autopromozionale. Se pubblichi un libro per accrescere la tua autorevolezza, devi già essere autorevole.

Insomma, per sintetizzare: l’autore propone il libro (esclusivamente riguardante tematiche di comunicazione o marketing), Flacowski lo valuta e in caso di esito positivo lo inserisce nella sua piattaforma. Quindi inizia la raccolta prenotazioni (mediante carta di credito), stimolata dall’invio di email attraverso cui gli acquirenti possono decidere persino il titolo del libro (!).
Qual è l’originalità della faccenda? Che il libro viene pubblicato esclusivamente nelle copie previste dal crowdfunding, che non viene distribuito attraverso alcun canale se non il sito (niente Amazon né rete di librerie) e che è esplicitamente negata la possibilità di pubblicazione in ebook. In sintesi: se vuoi un libro Flacowski devi capitare al momento giusto nel posto giusto, come spiega perentoriamente l’editore a Lucia Ingrosso nel corso di un’intervista apparsa su Millionaire:

Se vuoi un mio libro, o lo prendi nel mio sito entro la data di deadline del crowdfunding o niente.

L’INDIE CHE SE LA TIRA – Da potenziale acquirente trovo l’atteggiamento di Flacowski un po’ fastidioso. Digerisco poco l’idea di dover acquistare un libro nei canali, modi e tempi dettati dall’editore, soprattutto quando questi sono lontani dai miei bisogni di lettore. Se ho individuato un manuale interessante (attenzione, non parliamo di narrativa Harmony) e voglio acquistarlo, ci faccio poco con un’email che mi annuncia una possibile ristampa futura. Io voglio il libro e lo voglio ora. Se devo prenotare un libro di marketing che forse verrà pubblicato entro due mesi (o magari mai), due sono le cose: o quel libro contiene la formula della pietra filosofale oppure a me non interessa già più. Decidere di stampare soltanto le copie già (pre)vendute ed eliminare anche l’ebook sono soluzioni utili a cancellare il rischio di impresa ma incapaci di mettere al centro le esigenze (e il comportamento d’acquisto) del lettore. Peraltro Enrico Flacowski ha già risposto a questa considerazione in un interessante post, a tratti condivisibile, dove sono il livore nei confronti dello Stato e l’orgoglio del suo (encomiabile) non voler fare debiti ad esautorare il peso che merita il lettore.
Un lettore a cui magari interessa più leggerlo il libro, che deciderne il titolo o la copertina.
Per riassumere: il problema del modello editoriale di Flakowski è che non è un modello editoriale. È un modello economico applicato alla produzione di libri. Che porta di conseguenza a pubblicare per hobby o per dare sfogo al bisogno di presentarsi come one man show. Lo attesta anche il sito della casa editrice: dalle insistenti foto di Flaccovio (persino nell’avatar aziendale delle email automatiche!) fino ai testi celebrativi dei suoi sponsor, passando per le affermazioni riportate in home page (quel “Mi chiamo Enrico Flacowski e ho rivoluzionato il modo di fare editoria…” suona un pelo presuntuoso), l’operazione sembra finalizzata più alla promozione dell’Enrico che dei libri.
Magari questo è dovuto esclusivamente alla sostanziale assenza di un catalogo, e allora confidiamo nella proposta di nuovi libri, promettenti quanto il primo, in grado di riportare la lettura al centro dell’attenzione.

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