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EDITORIA

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IL NUOVO BARICCO
È UN PUZZLE DIGITALE SULLA PANDEMIA

Quel che stavamo cercando, un saggio in forma di percorso digitale per interpretare i tempi che viviamo.

Alessandro Baricco è uno dei fenomeni più originali nel panorama editoriale italiano. Meglio: Alessandro Baricco meriterebbe di essere trattato in una vera e propria fenomenologia di costume intellettuale, di cui sarebbe contemporaneamente soggetto e oggetto di indagine. È stata rilasciata pochi giorni fa la sua ultima fatica, un breve saggio sulla pandemia che non troverete (almeno per ora) negli scaffali delle librerie. Questo libro privato – un sottotitolo che potrebbe essere il nome di un intero format nuovo – propone al lettore un’esperienza originale: è gratuito, disponibile esclusivamente online e può essere letto o ascoltato solo tramite smartphone. Inoltre non ha alle spalle una casa editrice ma una web agency torinese, dieci04, che ne ha ideato la forma. Si intitola Quel che stavamo cercando ed è un breve saggio in 33 frammenti percorribili in ordine sequenziale, come un libro qualunque, ma anche seguendo un percorso “tematico”, attraverso i varchi digitali predisposti qua e là. Questi frammenti – frammenti davvero, di poche righe – trattano il tema della pandemia paragonandola alla creazione del mito nelle civiltà umane. Un taglio originale, un testo a metà strada tra saggio e narrativa.

Sarebbe bello che apriste questo testo e provaste a leggerlo, che tanto non si paga. Potrà piacervi o no, ma non potrete negargli la dignità sperimentale che merita. Né l’onestà della scelta di distribuire gratuitamente il testo, in un tempo in cui chiunque ha la possibilità di lucrare sul fenomeno sanitario del secolo lo fa senza troppi problemi. Il contenuto di Quel che stavamo cercando non è necessariamente condivisibile, ma sicuramente cerca di muoversi incontro ad una platea di lettori più ampia del solito. Non ad un lettore forte, di quelli a cui è facile rivolgersi tramite i canali classici, ma un lettore digitale e distratto, abituato ad interagire con i contenuti ma allo stesso tempo perennemente esposto alle intemperie dei messaggi di Facebook o delle immaginette di Instagram. I frammenti scritti da Baricco non sono facili ma almeno sono asciutti, calibrati, brevi come quelli dei libroidi con le frasi di Osho che stanno vicino alla cassa della Feltrinelli. Guia Soncini su Linkiesta li sfotte definendoli citazioni su misura di smemo da quindicenne, in un brillante articolo che non si capisce bene se recensisce l’opera o l’autore. O tutt’e due. In realtà non si capisce proprio dove va a parare: è un articolo davvero divertente che ho riletto almeno dieci volte senza essere riuscito a comprendere da che parte sta. Finché prende di mira il contenuto mi sta bene, figuriamoci (ma l’accusa qual è? Autocitazionismo? Esposizione di un sapere da liceo classico?). Ma chiudere bollando l’operazione dello scrittore come roba da youTuber dell’editoria non tanto.

Nel 1994 Baricco portò su Rai 3 Pickwick – Del leggere e dello scrivere. Un esperimento televisivo con cui raccontare i grandi romanzi moderni e contemporanei al pubblico attraverso una formula coraggiosa. All’epoca la tivvù era ancora un monolite a tubo catodico in quattroterzi, “l’internet” ancora lontana da una diffusione di massa e i film si noleggiavano in VHS. Rai 5 non esisteva, Per un pugno di libri neppure e la divulgazione culturale televisiva era presidiata dal caro vecchio Quark (quello liscio, senza Super). In questo scenario Alessandro Baricco, con la complicità di Giovanna Zucconi, si rimboccava (letteralmente) le maniche nel tentativo di affabulare il pubblico semplicemente con le parole. O meglio, con uno stile che diventerà un marchio di fabbrica (e un capo d’imputazione). Non disponendo dei globuli rossi di gommapiuma cavalcati da Piero Angela, né della tintinnante computer graphics di cui abuserà Alberto vent’anni dopo, lo scrittore si limitava ad usare il parlato, un po’ di musica e qualche ospite. Lo faceva non tanto per spiegare Flaubert, Melville o Céline, ma per convincere il pubblico che valeva la pena leggerli. Pickwick resta un episodio quasi unico nella storia della Rai (potete recuperare le puntate su Rai Play): non solo ottenne un ottimo risultato in termini di ascolti (tanto da convincere la Rai a proporne altre puntate) ma riuscì a riportare diversi classici nelle classifiche dei libri più venduti. Epilogo: Pickwick raggiunse il suo scopo divulgativo e Baricco non è stato mai perdonato da una fronda di intellettuali critici. Troppo ammiccante, troppo populista, troppo semplicista… un sottile velo di scetticismo accompagna l’uscita di ogni sua iniziativa da venticinque anni. Eppure nessuno quanto lui ha sperimentato linguaggi, canali e strumenti con lo scopo di intercettare il presente, anziché rifugiarsi in quei salotti cristallizzati nell’apologia del passato. Insomma: benché la Soncini ci ricordi premurosamente che essere piacioni nello scrivere non sta bene, ho apprezzato l’operazione tentata con Quel che stavamo cercando. Un’operetta che sposta un po’ più in là (non necessariamente avanti o indietro) il concetto di self-publishing e di fruizione del testo.

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