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IPERBOREA E RUBBETTINO: NORD E SUD UNITI DALL’INTUIZIONE EDITORIALE

Due interviste pubblicate questa settimana ci offrono l’occasione di incontrare due case editrici speculari. Con un punto di contatto…

In un gioco degli opposti sembrerebbero la perfetta rappresentazione dello ying e dello yiang. Una lombarda di Milano, l’altra calabrese di un paese della Sila. Una dedita alla letteratura nordica, l’altra alla saggistica di stampo economico-liberista. Eppure Iperborea e Rubbettino sono accomunate dalla loro indipendenza e dal background ideologico in cui questa indipendenza affonda le radici. Questo il motivo per cui ci stanno entrambe simpatiche: non possiamo che strizzare l’occhio a chi percorre con successo strade editoriali lontane dal mainstream. Imbeccati da due recenti interviste che vi invitiamo a leggere (Florindo Rubbettino su Democratica, Pietro Biancardi e Cristina Gerosa di Iperborea su Rivista Studio), vi proponiamo un rapido sguardo su queste realtà editoriali, testimonianza di un successo editoriale legato più alla coerenza delle idee che a fattori meramente economici.

Iperborea nasce a Milano nel 1987 e ha uno scopo ambizioso: molto prima che Stieg Larsson sdoganasse la letteratura scandinava di massa, si propone di pubblicare narrativa nordica (roba proveniente da Svezia, Danimarca, Norvegia e Finlandia ma oggi anche da Estonia, Belgio, Olanda, etc.). Che non è proprio un’idea promettente, a dirla tutta. Detta così suona un po’ come quelle rassegne di cineclub dedicate al cinema nepalese, che sarà pure straordinariamente attento alla valorizzazione della natura e all’armonica collocazione dell’uomo al suo interno, però poi in platea ci trovi quattro sbadigli, due pomicioni e cento poltroncine chiuse a libretto. E invece Emilia Lodigiani, che a Parigi ha imparato ad amare la letteratura di quelle terre, ci azzecca: i libri completamente ignorati dalle grandi case editrici iniziano a guadagnarsi un proprio pubblico e a crescere nelle vendite, fino al punto che i nomi degli autori – che per onestà intellettuale non riporterò (potete leggerli qui) – cominciano a diventare familiari per un numero sempre maggiori di lettori. Complice anche la riconoscibilità del brand: Iperborea, al pari di altre grandi case editrici indipendenti (abbiamo parlato recentemente di Sellerio), adotta una veste grafica decisa e riconoscibile, basata su ottimi illustratori e un formato davvero originale: un 10x20cm che ricalca le misure degli antichi mattoni in cotto. Iperborea non è una casa editrice: è un idea e un ideale. Lo ribadisce anche il suo impegno culturale, declinato in forma di evento con I Boreali, il nordic festival itinerante che nel 2019, dopo aver salutato Milano a febbraio, toccherà Lugano, Bologna e Matera. Sempre tenendo fede all’impegno di promuovere la letteratura nordica e – per sineddoche – la buona lettura.

Dal punto di vista geografico – e un po’ anche sostanziale – Rubbettino è diametralmente opposta a Iperborea. Nasce a Soveria Mannelli, paese di 3mila abitanti in provincia di Catanzaro, nel 1973 per mano di Rosario Rubbettino. In origine è una tipografia con una piccola casa editrice intorno (e in un certo senso lo è ancora), che però ha un’idea molto precisa di cosa pubblicare. Torna il discorso del cinema nepalese: Rubbettino nasce per pubblicare testi di saggistica, con particolare riferimento all’economia liberista e ancora più precisamente al liberismo austriaco. Sì, se avete fatto una faccia perplessa è normale. Non starò qui a spiegarvi i meriti del liberismo austriaco (come ignorarli, d’altra parte?), ma sta di fatto che la casa editrice negli anni aumenta sistematicamente il numero di opere pubblicate e vendute, senza mai abbandonare né la sua idea editoriale né la sua collocazione periferica. Aumenta però anche il catalogo, ampliato a nuove collane che estendono il raggio d’azione di Rubbettino senza stravolgerne l’identità. Nel 2018 viene presentata la nuova collana La bellezza dell’impresa, dedicata al racconto saggistico-romanzesco (“romanzo d’impresa”, come lo chiama il suo ideatore Adriano Moraglio) di aziende di successo. Il fine è quello di promuovere una cultura virtuosa dell’azienda nei confronti di un pubblico giovane, ed è significativo che l’idea arrivi proprio da una casa editrice situata a ridosso della Sila, fortemente sensibile alle tematiche del sud (dalla ‘ndrangheta allo sviluppo culturale del meridione) ma anche ai giovani. D’altra parte non è un caso che la stessa casa editrice abbia ricevuto a Roma il premio nazionale Orientagiovani 2018 come riconoscimento per l’impegno profuso nelle attività di alternanza scuola-lavoro offerte ai ragazzi.

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