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PAOLO LATERZA, IL DIRITTO E L’EDITORIA

 

Storico presidente della “ditta” di famiglia, orgoglioso avvocato e appassionato antifascista, Paolo Laterza si è spento lo scorso 17 ottobre.

LA SCOMPARSA – La morte di un editore (o di un dirigente o di un manager) solitamente non fa troppo rumore. È notizia per chi frequenta il settore, qualcosa di cui solo gli addetti ai lavori sono in grado di comprendere la portata e le eventuali ripercussioni. La scomparsa di Paolo Laterza, avvenuta lo scorso martedì 17 ottobre a un passo dai suoi 89 anni, si connota di un sapore diverso per una serie di motivi che per lo più trascendono lo stesso settore editoriale.

 

IL “RIBELLE” – La dichiarazione di indipendenza di Paolo Laterza coincide con la proclamazione attraverso cui si definisce «avvocato per passione, per vocazione, per convinzione». Prima di tutto, dunque, la carriera di avvocato civilista, iniziata come assistente universitario di Aldo Moro, illustre conterraneo. Una luminosa carriera che lo porta ad essere esperto di diritto civile, societario e bancario e che sembra metterne in secondo piano l’interesse nei confronti della casa editrice di famiglia, fondata nel 1901 dal prozio Giovanni. Ne diventa invece protagonista nel 1963, guidando il passaggio che trasforma l’assetto aziendale della Laterza in società per azioni. Una scelta coraggiosa, in pieno spirito dei tempi, che si rivelerà tuttavia un’arma a doppio taglio. Sarà sempre l’Avvocato infatti, questa volta in veste di presidente della Casa Editrice, a dover arginare nel 1989 il pericolo connesso alla stessa quotazione in borsa: il tentativo di scalata a Laterza operato da Mondadori e RCS.

 

PAOLO LATERZA E LA STORIA – L’apporto di Paolo Laterza alla casa editrice di famiglia è stato determinante ma di sicuro meno “romantico” di quello offerto da altri membri della famiglia. Parlare della casa editrice di Bari significa soprattutto evocare il rapporto d’amicizia tra Benedetto Croce e Giovanni Laterza, oppure la rete di relazioni con intellettuali italiani ed europei a fini editoriali sviluppata da Vito, fratello di Paolo. L’impegno intellettuale e civile di Paolo Laterza ha percorso vie più discrete, forse persino intime. Nel 1943, appena quattordicenne, fu testimone dell’eccidio di via Niccolò dall’Arca, in cui oltre quaranta civili furono trucidati da un plotone badogliano. L’Avvocato ha sempre custodito e promosso la memoria di quell’episodio storico, diventando un punto di riferimento per la storia e l’ideologia antifascista. Insieme all’orgogliosa baresità, probabilmente il tratto che più ha legato le ultime quattro generazioni della famiglia Laterza.

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