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EDITORIA

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LA STREGA NON È DONNA
(E NEANCHE L’EDITORIA)

Sembra che tra i protagonisti del Premio Strega ci sia una preponderanza di uomini, lo direste? Beh, non una grande sorpresa per chi segue le questioni editoriali…

La scorsa domenica 13 dicembre su Domani  è uscito un articolo di presentazione dello studio di Giorgia Tolfo e Giulia Caminito sul gender gap che caratterizza il Premio Strega. Partendo dai dati forniti dalla Fondazione Bellonci, organizzatore del premio letterario, le due ricercatrici hanno condotto un’analisi della distribuzione di genere che mette in relazione finalisti, vincitori, case editrici e giuria. Il quadro che emerge descrive una netta preponderanza del genere maschile, sotto tutti i punti di vista: sono di più i vincitori, i candidati delle case editrici e i giurati. Non una grande sorpresa, in realtà, vista la coerenza del risultato con certe tendenze radicate nel mondo dell’editoria, ciclicamente alla ribalta della cronaca di settore.

L’analisi della Tolfo, consulente editoriale, e della Caminito, scrittrice, ha un pregio e un difetto. Il pregio riguarda l’oggettività con cui è stata condotta la ricerca. Dalla premessa metodologica all’esposizione dei dati, colpisce la dignità analitica del lavoro, che implicitamente ne enfatizza l’onestà intellettuale: i numeri possono essere interpretati ma non mentono. E allora perdoniamo loro quel titolo fuorviante scelto dal titolista (un misleading, come lo definisce la stessa Tolfo), quel Perché anche al premio Strega sono quasi sempre tutti maschi che lascia intendere delle conclusioni o delle ipotesi che di fatto non vengono forniti. I numeri sono esatti e implacabili ma purtroppo utili solo a rafforzare un tema già ampiamente noto nel mondo dell’editoria. 

L’analisi dunque fornisce spunti di riflessione ma non dà risposte, neanche attingendo al campo delle ipotesi. Cercando in rete si trovano tuttavia molti contributi interessanti a livello di settore che confermano l’asimmetria di genere a diversi livelli. Il primo da citare è Il posto delle donne nell’editoria (Marzo 2018) di Sofia Biondani. L’articolo contiene alcuni dati che è opportuno correlare al recente dossier sullo Strega. Ad esempio l’asimmetria nel numero di scrittori: nel 2017 le donne erano il 38,3%, peraltro quasi il 10% in più rispetto al 2005. L’interessante apporto di Andrea Zanni (Marzo 2018) fa notare come in commercio esistono moltissimi più libri scritti da uomini che da donne, i quali peraltro sono spesso relegati all’editoria di genere rosa. Sergio Calamandrei nel lunghissimo – e puntualissimo – post Alla fine della Fiera (Novembre 2015) riporta numerosi dati ISTAT che attestano la predominanza di lettrici rispetto ai lettori. Sullo sfondo di tutti questi dati si staglia un problema storico: il gentil sesso costituisce la parte più significativa tra gli occupati nelle case editrici ma solo se escludiamo il livello dirigenziale.

Il gender gap dell’editoria italiana è un tema ormai conclamato e cristallizzato nella sua constatazione, come tutte le questioni italiane: il problema resta irrisolto e – in questo caso – anche scarsamente affrontato, almeno seriamente. Quando un sistema presenta una disfunzione, la logica vorrebbe che si procedesse all’identificazione delle cause potenziali e quindi al tentativo di intervento sulle stesse. Anche procedendo per tentativi ed errori. In questo caso sembra invece che lo status quo, in fondo, sia troppo confortevole per rischiare correttivi. Ed è un peccato. Perché rispetto alla disparità di genere l’obiettivo da porsi non è tanto quello di inseguire la chimera statistica della parità quantitativa tra uomini e donne. Ma perseguire il dovere morale di garantire a tutti la parità di accesso alle medesime opportunità professionali e artistiche. Così da poter almeno affermare che se un gender gap resiste, resiste per motivi colposi e non dolosi.

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