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NEL SALONE PARTO È NATA ADEI

Anche nel 2018 Torino è andata meglio di Milano. E già che c’era ha suggellato la diaspora dei piccoli editori da AIE.

Raccontare come è andata la principale fiera italiana del libro è noioso come raccontare l’ennesimo scudetto della Juve, e infatti neanche volevamo parlarne. Siccome però nel settore dell’editoria nostrana non si può mai star tranquilli e la notizia è sempre dietro l’angolo (soprattutto se l’angolo è quello che divide Torino e Milano), eccoci a parlare dei risultati del XXXI Salone del Libro di Torino, che si è chiuso appena una settimana fa.
In sintesi, il Salone è andato bene, anzi meglio. Probabilmente nessuno si aspettava débâcle nell’edizione contraddistinta dal ritorno dei figliol prodighi, i grandi gruppi editoriali che l’anno scorso avevano disertato Torino in favore del quasi concomitante Tempo di Libri. E infatti è filato tutto liscio, anche oltre e aspettative: la manifestazione ha chiuso con oltre 144mila visitatori e con i conti in attivo (diversamente dallo scorso anno e dalla fiera milanese), raggiungendo un risultato da incorniciare. Poi il direttore editoriale Nicola Lagioia ha ragione a dire che non bisogna rincorrere i numeri, e che è importante ragionare per obiettivi culturali sempre più ambiziosi. Ma si sa che il disinteresse per i numeri è la caratteristica di chi ha vinto, e pure con un certo distacco.
Ok, a dirla tutta c’è stato qualche problema logistico provocato da un inaspettato (?) overbooking di espositori, un leggero calo delle vendite di libri e un certo maschilismo nelle ospitate (a detta de L’Espresso). Ma sembrano davvero piccole ombre rispetto alla convincente conferma che l’evento nazionale del libro è e resta quello torinese.

E la sorpresa dietro l’angolo? Beh, quella tanto per cambiare riguarda AIE, che mentre avviava i ragionamenti sull’edizione 2019 di Tempo di Libri si è ritrovata tra capo e collo la diaspora di qualche centinaio di associati. Proprio nel corso del Salone del Libro è stata infatti presentata ADEI, la nuova associazione di editori indipendenti che riunisce oltre 250 sigle editoriali e tre organizzazioni (Odei – Osservatorio degli Editori Indipendenti, gli Amici del Salone di Torino e Fidare – Federazione Italiana degli Editori Indipendenti). Cosa significa la nascita di questo soggetto? Che centinaia di piccoli editori hanno definitivamente preso atto del disinteresse o dell’incapacità di AIE di promuovere le loro istanze specifiche. E se il presidente dell’AIE Ricardo Levi parla di questa divisione come di un errore, in realtà la sensazione e davvero l’opposto. Gli interessi dei grandi gruppi editoriali si sono dimostrati spesso incompatibili con quelli dei piccoli, e la reiterata richiesta di revisione della legge sui prezzi dei libri ne rappresenta l’emblema: gli indipendenti chiedono da tempo un intervento per rivedere al ribasso lo sconto massimo sui libri (dal 15 al 5%), senza aver mai ottenuto un positivo riscontro a riguardo da parte dell’associazione di categoria.

ADEI nasce per “rappresentare, sostenere e difendere sia gli editori indipendenti sia l’idea di cultura plurale e libera di cui sono i principali portatori” e – a detta della stessa presidente Sandra Ozzola (Edizioni E/O) – non vuole porsi in contrapposizione ad AIE. Diverse case editrici partecipano ad entrambe le organizzazioni e saranno i singoli temi a offrire opportunità di collaborazione. Tuttavia la stessa Ozzola fa notare che la nascita di questo nuovo soggetto sancisce formalmente una scissione già maturata internamente all’AIE, alimentata anche dalla combattuta decisione di dar vita a Tempo di Libri, presa di fatto esclusivamente dai grandi editori. Per quanto Levi parli di divisione che indebolisce e non rafforza, insomma, la compagine di AIE sembrava davvero troppo eterogenea per poter durare. Difficile pensare di poter viaggiare a lungo tenendo insieme il lupo, la pecora e il cavolo.

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