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EDITORIA

EDITORIA

L’EDITORIA
DA RIMETTERE IN MOTO

Tutti al proprio posto: c’è un settore da rimettere in moto con il contributo di tutti. E magari con qualche idea nuova…

Avete presente la réclame della Vecchia Romagna? La storia del vecchio biplano che doveva tornare a volare e allora dài, un magico litro d’amaro oggi un magico litro d’amaro domani, ecco che il vecchio biplano tornava a solcare i cieli per recuperare anfore inabissate e altri oggetti perduti nella mitologia pubblicitaria… Ecco, oggi siamo tutti intorno a quel vecchio biplano dell’editoria col motore ingolfato da un paio di mesi di lockdown, cercando di capire come farlo tornare a volare. Volare. Diciamo almeno a sollevarsi da terra come faceva prima…

SOLDI

Servono i soldi, e questo si sa: è stato calcolato che il 2020 vedrà un calo delle pubblicazioni del 32% (23.200 titoli in meno rispetto al 2019) con tutto ciò che ne consegue in termini di filiera. Tante le soluzioni proposte da associazioni di categoria e opinion leader in appelli più o meno accorati. Pierluigi Battista e Carlo Fuortes dalle colonne del Corriere della Sera hanno lanciato l’idea di istituire dei Cultura Bond, ovvero un fondo per la cultura finanziato dagli italiani stessi. Una sorta di prestito che andrebbe a sostenere l’intero comparto culturale, comprese librerie e biblioteche. Un’idea che non necessariamente sosterrebbe la filiera editoriale: l’Osservatorio AIE ha calcolato che un decimo delle piccole o medie case editrici rischiano di chiudere definitivamente i battenti entro l’anno e ADEI ha giustamente puntato i riflettori sulle piccole case editrici regionali, tra quelle più colpite dalla crisi. Insomma, si capisce che la preoccupazione è tutta per gli anelli più fragili della filiera. Il settore si trova di fronte ad una crisi grave ma contraddittoria, forse persino paradossale. Una delle consapevolezze da cui ripartire è che nel mercato del libro la crisi ha colpito l’offerta di libri, non la domanda. Le case editrici non hanno potuto produrre nuovi titoli ma gli italiani non hanno smesso di leggere, anzi. Questo significa cassa integrazione, ammortizzatori sociali e misure per il “tamponamento” dei resi, è vero, ma anche che i lettori attendono le loro novità al di là del guado, e chi avrà avuto spalle sufficientemente grandi per sostenere le spese dovute a due mesi di ferie forzate ricomincerà più o meno presto ad andargli incontro. Per questo motivo il problema occupazionale mi sembra molto più reale rispetto al rischio per la bibliodiversità paventato da più parti. La bibliodiversità è davvero a rischio quando la domanda di libri è polarizzata e unidirezionale, non quando l’offerta è in stand-by o quando un decimo delle quasi 7.700 case editrici italiane (5 mila quelle attive) valuta la chiusura. In definitiva, la speranza è che il fondo per l’editoria stanziato dal Governo a metà maggio sappia guardare alla dimensione occupazionale consolidando le realtà editoriali più fragili con una progettualità di lungo periodo anziché finanziare una produttività di breve gittata utile solo a procrastinare lo stato emergenziale.

DIGITALE

Mi è piaciuto il tono adottato da Florindo Rubbettino nella mini-intervista rilasciata ad Angelica Stramazzi su l’Occidentale. Nessuna autocommiserazione e un occhio positivo al digitale, che in questi due mesi è letteralmente deflagrato nel mondo editoriale italiano. L’incremento nella vendita degli ebook, l’affidamento agli e-commerce per la distribuzione dei libri durante il lockdown e l’ossessiva-compulsiva produzione di contenuti multimediali in salsa social da parte di ogni attore della filiera hanno segnato la vittoria per ko tecnico degli integrati contro gli apocalittici.
Per quanto riguarda ebook e vendite online, in realtà si tratta ancora di un fenomeno molto forte ma altrettanto polarizzato. L’Osservatorio AIE rileva un incremento superiore 40% nella vendita di ebook che ha riguardato solo il 14% delle case editrici. Mentre i libri fisici registrano un incremento di vendite superiore al 40% per il 2% delle case editrici su canali di vendita generici (Amazon e simili, insomma) e per il 16% degli editori sul canale vendita proprietario (proprio sito). Come si può capire, i dati forniti da AIE sono piuttosto esigui e non fotografano granché bene un fenomeno con molti segni più. Da dove provengono i dati, prima di tutto: solo dalle case editrici associate o da tutte? E in ogni caso, quanto sono affidabili? E perché fissare l’asticella dell’incremento vendite a quel ricorrente “superiore al 40%”: un incremento del 20% non sarebbe meno significativo. Sarebbe interessante scavare più approfonditamente in questi dati, per capire chi, come e cosa ha continuato ad acquistare libri durante la quarantena trascinando il trend delle vendite online in positivo.
Uno che invece presenta numeri digitali spudoratamente alti è Nicola Lagioia, direttore editoriale del Salone del Libro di Torino. Dopo il blocco di tutte le manifestazioni editoriali ha scelto di declinare online il Salone e ha vinto la scommessa: quasi 5 milioni di persone hanno seguito gli eventi tra Facebook e YouTube. Roba che sarebbe da affidargli il prossimo Festival di Sanremo. Lagioia ha precisato che il Salone digitale integra ma non sostituisce quello vero, riprogrammato per l’autunno. Anche in considerazione del fatto, rimarcato sempre dal Direttore in un’altra intervista, che l’evento costa 4 milioni di euro e ne produce 40 tra incassi di filiera e indotto. Ma anche qui c’è una contraddizione da risolvere tra un evento fisico ipertrofico, iperproduttivo e iperaffollato, al momento incompatibile con qualsiasi norma di distanziamento sociale, e la sua versione digitale altrettanto iperaffollata ma al passo coi tempi. Sebbene molto, molto, molto meno remunerativa.

CONTENUTI

C’è una questione sospesa in questo contesto storico, un nodo che tutti siamo curiosi di sciogliere: come sarà l’editoria di domani. C’è chi parla di un sistema radicalmente diverso, chi di un rinnovato protagonismo della dimensione digitale. Tuttavia l’editoria è fatta prima di tutto di contenuti, e sotto questo profilo non sembra che ci aspettino sostanziali differenze. Una delle considerazioni più interessanti è quella riportata da Guia Soncini su Linkiesta: le classifiche di queste settimane dicono che – al di là di alcune eccezioni “pandemiche” (ne abbiamo parlato qui) – gli italiani hanno continuato imperterriti a comprare Elena Ferrante, Carofiglio e Harry Potter.
Facile dunque prevedere che qualcuno ricomincerà presto a far girare i motori a pieno regime. Einaudi esce in questi giorni con Momenti trascurabili di Francesco Piccolo, uno dei suoi titoli più promettenti. A metà giugno sarà poi la volta di Sellerio, anche lei pronta ad affidarsi ad uno dei suoi uomini di punta, Marco Malvaldi, e al suo nuovissimo Il borghese Pellegrino. Sarà infine il Premio Strega a chiudere questo ciclo di ripartenza pompando fresca attenzione mediatica nei confronti del vincitore e dei finalisti. Le eliche tornano a girare, insomma, e speriamo che anche il bullone più piccolo riesca a fare la sua parte mentre il vecchio biplano saltella sulla pista in cerca di quota.

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