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Torino vs Milano, verso il compromesso storico?

Siamo ormai vicini alla conclusione della disfida del libro: avremo davvero due fiere nazionali dell’editoria nel 2017? O la proposta di Franceschini otterrà l’effetto sperato?

Nuovi attori, vecchi rancori – A ridosso di Ferragosto abbiamo fatto il punto della situazione rispetto alla disfida del libro, che vede Torino e Milano contendersi il ruolo di principale fiera italiana dell’editoria. A un mese di distanza la telenovela va avanti con la confusione tipica di ogni fase di radicale cambiamento che abbia l’ardire di verificarsi in Italia. Come preannunciato, ai primi di settembre è nato il nuovo soggetto che darà vita alla fiera dell’editoria meneghina. La Fabbrica del Libro è il nome della società per azioni composta per il 51% da Fiera Milano e per il 49% da Ediser (società di servizi che fa capo all’AIE – Associazione Italiana Editori), con Renata Gorgani, editore de Il Castoro, alla presidenza. Se questa istituzione era annunciata da mesi, il coup de theatre arriva con l’annuncio della data della nuova fiera del libro: la manifestazione, ancora senza nome, è stata programmata ufficialmente per aprile 2017, dal 19 al 23, esattamente un mese prima del Salone di Torino. Che reagisce allo schiaffo quasi subito: durante l’incontro del Circolo dei Lettori è stata istituita l’associazione Amici del Salone del Libro, a cui prendono parte editori e librai intenzionati a preservare il ruolo della manifestazione piemontese. Altra mossa attesa è stata quella della nomina di Massimo Bray come consulente (e di fatto rappresentante istituzionale) della Fondazione per il libro.

Il mosaico di posizioni e il mediatore – Davvero un’operazione ardua (e improba) risalire alle motivazioni delle parti, che alimentano ormai una molteplicità di contrapposizioni. Federico Motta, presidente dell’AIE, spiega al Corriere della Sera le motivazioni che hanno spinto la sua organizzazione a lasciare Torino e quelle che hanno portato alla scelta delle date della nuova fiera. Le critiche al sistema di gestione del Salone di Torino sono condivise da più parti, anche da chi non ha condiviso la scelta milanese. Emblematica la posizione di Giuseppe Laterza, che intervenendo al Circolo dei Lettori ha espresso tanto la sua contrarietà alla fiera di Milano quanto le sue critiche al sistema Torino (scegliendo di non aderire alla neonata associazione). Di natura simile la posizione “attendista” di Feltrinelli, pronta a valutare le due proposte.
A sparigliare le posizioni ci pensa il ministro Franceschini, che ha fissato un incontro con le parti per lunedì 12 settembre.

Separati in casa – E così al tavolo di Roma hanno preso parte tutti i protagonisti della vicenda: i rappresentanti delle organizzazioni editoriali (Federico Motta per AIE, Renata Gorgani per la neonata Fabbrica del Libro, Massimo Bray per la Fondazione per il Libro), quelli delle regioni (Chiamparino e Parigi per il Piemonte, Cappellini per la Lombardia) e naturalmente Chiara Appendino e Giuseppe Sala, i novelli sindaci di Torino e Milano che si ritrovano fra le mani due mezze fiere nazionali in cerca di identità. Ad arbitrare i ministri Franceschini e Giannini, mediatori di questo ultimo tentativo teso ad evitare lo scenario verosimilmente fratricida che si va delineando per il 2017.
La proposta del ministro è chiara e attualmente al vaglio delle parti: riprodurre per il libro il modello Mi.To. adottato per la musica. In poche parole l’idea è quella di realizzare un unico salone internazionale del libro da tenersi parallelamente fra Torino e Milano, grazie a una sola governance affidata agli editori e a un collegamento ferroviario veloce fra le due realtà che ne favorisca la fruizione. Attendiamo nei prossimi giorni lo scioglimento della prognosi, pur consapevoli della complessità del momento:  l’istituzione di questo nuovo soggetto giuridico proposta a meno di un mese dalla nascita de La Fabbrica del Libro non lascia presagire una facile adesione da parte di Milano.

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