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EDITORIA

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UTET (Grandi Opere) CHIUDE,
LUNGA VITA A UTET!

Chiude UTET Grandi Opere, mentre continua la sua storia editoriale UTET Libri. In ogni caso è l’occasione per conoscere una delle storie più brillanti e antiche della nostra industria culturale.

UTET Grandi Opere è fallita il mese scorso e la notizia è rimbalzata su tutte le testate giornalistiche con il tono che di solito si riserva alla scomparsa di quel grande attore vecchissimo che non si sapeva neanche fosse ancora in vita. Molti titolisti furbetti hanno annunciato la chiusura di una delle più antiche case editrici italiane, trascurando la precisazione che UTET Libri in realtà vive e lotta insieme a noi e costringendo la casa editrice – dal 2002 nel gruppo De Agostini – a rilasciare una dichiarazione con cui sì, esprime solidarietà alla collega omonima, ma precisa pure di essere una cosa diversa da UTET Grandi Opere (che invece era di proprietà di Cose Belle d’Italia). Della serie: vecchia sì, ma morta ancora no.

Sempre in ambito giornalistico altri virtuosi titolisti hanno facilmente attribuito la morte al Covid e all’impossibilità di mantenere in piedi la vendita porta a porta, ma anche in questo caso si tratta di pane per suggestionabili. QuiFinanza e Corriere della Sera – L’Economia fanno notare più correttamente che UTET Grandi Opere aveva bilanci in rosso almeno dal 2016 e che era approdata al 2019 con un numero di venditori dimezzato rispetto solo a due anni prima. È vero che il Covid ha impedito la vendita porta a porta, principale strategia di vendita del marchio, ma sostenere che abbia abbattuto un colosso dell’editoria è adottare un sensazionalismo sterile. Ad ogni modo la notizia porta con sé un certo rammarico, perché effettivamente evoca una formidabile epopea editoriale che vale la pena di ricordare.

Anche se tradizionalmente la fondazione della casa editrice si fa risalire al 1791, in quell’anno Giovanni Pomba – già tipografo – si era limitato ad aprire una bottega di libri a Torino. Spetta infatti al figlio il merito di aver dato vita all’attività editoriale, tra il 1815 e il 1828. Giuseppe Pomba, figlio di Giovanni almeno quanto della modernità, è considerato il primo editore italiano propriamente detto, e non a torto (se non per il fatto che l’Italia ancora non c’era). La sua avventura imprenditoriale inizia con quattro torchi a stampa (eh sì, la stampa era ancora quella del quattrocento) e un accordo commerciale con le Regie Poste per i costi di spedizione. Le macchine diventeranno a vapore nell’arco di una ventina di anni e Pomba non perderà mai occasione per rinnovare il suo impianto tipografico con gli ultimi ritrovati della tecnica. Ma l’editore rivolge anche una certa attenzione alla pubblicità, che realizza con tutti i mezzi del suo tempo: xilografia, litografia e stereotipia.

L’altro versante della sua attività imprenditoriale, quello più marcatamente editoriale, riguarda la scelta delle opere e la loro commercializzazione, che le vede organizzate in consistenti collane di libri. Dal 1818 al 1835 viene pubblicata la Collectio Latinorum Scriptorum cum notis (108 uscite), dal 1828 al 1832 la Biblioteca Popolare (100 uscite), dal 1838 al 1846 la Storia Universale (35 volumi in comode uscite settimanali). La Biblioteca Popolare in particolare è una rivoluzionaria collezione di testi latini e greci tradotti in italiano, proposti in un formato tascabile ed economico, grazie ad una tiratura che arriverà a toccare i 10mila pezzi per opera. È interessante questo approccio editoriale: i contenuti di alto livello culturale incontrano il favore del pubblico borghese dell’ottocento, che sembra apprezzare particolarmente il fatto di poterne disporre “a piccole dosi” e a prezzi popolari. D’altra parte in treno bisogna pur ammazzare il tempo, e i Treves non hanno ancora aperto la loro casa editrice a Milano.

La UTET – Unione Tipografico-Editrice Torinese nasce nel 1854 quando Giuseppe Pomba decide di far confluire la Pomba & C. in un gruppo imprenditoriale al fine di promuovere gli investimenti necessari per raggiungere un pubblico più ampio rispetto a quello regionale. Pomba vuole uscire dai confini piemontesi e allora con UTET cerca di fare gli italiani prima che sia fatta l’Italia, a dispetto di quanto affermerà Massimo D’Azeglio. UTET “aggredisce” il mercato italiano appena nato: negli anni immediatamente successivi all’Unità apre le sue filiali a Milano, Roma, Napoli e Palermo, pur mantenendo salde le redini a Torino.

La storia della UTET nel novecento è piuttosto placida: la casa editrice diventa un punto di riferimento per le pubblicazioni accademiche e per le grandi opere come enciclopedie e dizionari. Sono gli anni in cui si consolida un modello di vendita molto diffuso nel secolo scorso, fatto di acquisti a rate e vendita porta a porta. Un modello che funziona bene almeno fino agli anni ’80 e ’90, quando UTET raggiunge una forte espansione imprenditoriale. Il tramonto si consuma invece nel nuovo millennio: nel 2002 UTET viene acquisita dal gruppo De Agostini, che però lascia fuori proprio il ramo Grandi Opere, finito nella scuderia di Cose Belle d’Italia.

Il resto è storia dei nostri tempi: la realtà è che nessuno compra più un’enciclopedia cartacea, se non per avere in casa un elemento d’arredo vintage (oltretutto troppo austero per fare da sfondo ad una videocall). E i venditori porta a porta non possono competere con quelli monitor a monitor. Un modello di business e di prodotto tramontano a braccetto, lasciandoci la nostalgica consapevolezza di essere stati gli ultimi studenti ad usare un’enciclopedia o un dizionario di carta per le nostre ricerche meticolosamente riportate su un cartoncino bristol. Prima di abbandonarci alla nostalgia scolastica, auguriamo lunga vita al marchio UTET Libri. Fiduciosi che possa portare avanti per molto molto tempo ancora la tradizione editoriale delle origini, di quei Pomba & C. che riuscirono a diffondere cultura grazie all’innata capacità di intercettare il sentimento e le tasche del pubblico.

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